Dati fiscali personali conoscibili

di Andrea Bongi


Per difendersi dalla Superanagrafe tributaria il cittadino contribuente deve poter accedere ai propri dati personali presenti nelle banche dati del fisco. Solo avendo un quadro chiaro e puntuale di tutti i dati e le informazioni che lo riguardano potrà infatti valutare appieno il proprio profilo di affidabilità fiscale e ricorrere ai consigli del suo professionista di fiducia. L’accesso ai dati e alle informazioni potrebbe consentire al contribuente anche di segnalare al titolare del trattamento delle stesse – l’Agenzia delle entrate – eventuali errori o incongruenze che necessitano di essere corrette o cancellate. La costituzione della c.d. Superanagrafe tributaria ha messo infatti i contribuenti e i loro professionisti in una situazione, per certi versi paradossale, nella quale non è più possibile sapere né tantomeno presumere cosa il fisco conosce di ognuno di noi e quanto di ciò che conosce corrisponde o meno al vero. Che nelle banche dati del fisco ci siano errori e duplicazioni di informazioni è palese. Basti vedere quante sono le informazioni errate che finiscono ogni anno nelle dichiarazioni dei redditi precompilate e che costringono i contribuenti ed i loro intermediari a procedere alla correzione delle stesse integrando o cancellando informazioni non corrette e/o incomplete (soprattutto per quanto riguarda gli immobili). Se invece della dichiarazione precompilata i dati della Superanagrafe vengono presi in esame per effettuare liste selettive di contribuenti da sottoporre ad accertamento, come prevedono le ultime linee guida in materia di lotta all’evasione dell’attuale ministro dell’Economia, allora le cose come è facile intuire cambiano e di molto. L’accesso ai dati e alle informazioni è uno dei diritti fondamentali contenuti nel nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). Quelli sopra descritti sono diritti fondamentali del cittadino, prima ancora che del contribuente, che la stessa Agenzia delle entrate, come si legge nell’informativa sulla privacy presente nel proprio sito istituzionale, riconosce e garantisce. 


Nella suddetta sezione del sito delle Entrate si legge infatti: «Tenuto conto delle finalità del trattamento, l’interessato ha il diritto di ottenere l’integrazione dei dati personali incompleti, anche fornendo una dichiarazione integrativa. Lei ha il diritto, in qualunque momento, di ottenere la conferma dell’esistenza o meno dei medesimi dati e/o verificarne l’utilizzo. Ha, inoltre, il diritto di chiedere, nelle forme previste dall’ordinamento, la rettifica dei dati personali inesatti e l’integrazione di quelli incompleti».


Per l’esercizio del diritto di accesso ai proprio dati personali il cittadino contribuente può rivolgersi direttamente al titolare del loro trattamento ovvero, come si legge sempre nello stesso sito internet: Agenzia delle Entrate, con sede in Via Cristoforo Colombo n. 426 c/d – 00145 – indirizzo di posta elettronica: entrate.updp@agenziaentrate.it. La richiesta di accesso ai dati personali contenuti nell’anagrafe tributaria dovrà essere opportunamente portata a conoscenza del responsabile della protezione dei dati dell’Agenzia delle entrate tramite il seguente indirizzo di posta elettronica: entrate.dpo@agenziaentrate.it . Per quanto riguarda invece il modello per la richiesta di accesso ai dati personali un fac-simile dello stesso è presente sul sito web istituzionale del Garante Privacy.


Una volta ottenuto un quadro completo dei dati e delle informazioni presenti in anagrafe tributaria per il contribuente e per i suoi consulenti fiscali, sarà dunque possibile effettuare le opportune ed appropriate valutazioni in ordine alla congruità o meno dei redditi e dei volumi d’affari dichiarati. 


Valutazioni che senza la conoscenza completa dei suddetti dati rischiano invece di essere assolutamente parziali.


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