In 6 mesi boom di case all’asta

di Giulia Provino


La crisi continua a colpire. Nuovo boom di abitazioni all’asta. Negli ultimi sei mesi, il numero delle case all’asta in Italia è aumentato del 21,5%. Ottimo per chi vuole acquistare ma preoccupante per i proprietari delle case. Questo quanto emerge dal Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro studi Sogeea, presentato ieri, in Senato. Dai dati emerge che, le abitazioni attualmente in vendita forzata sono 21.737 a fronte delle 17.899 rilevate nel gennaio scorso. Si tratta del secondo incremento consecutivo dopo un biennio di costante calo. Una tendenza preoccupante, considerando anche la loro distribuzione disomogenea all’interno del Paese. In particolare il Centro, in cui si rileva un numero di case all’asta passato da 3.441 a 5.482 (+59,4%), e al Sud, dove le procedure aperte sono attualmente 4.527 contro le 3.399 di inizio anno (+33,2%). Più contenuta, invece, l’impennata nelle isole maggiori (+15%), in cui si contano 2.537 abitazioni in vendita. Sostanzialmente stabile il Nord dove le abitazioni all’asta sono 9.191, rispetto alle 8.852 registrato ad inizio anno. La maggioranza delle abitazioni all’asta presenta un prezzo iniziale di vendita assai contenuto: il 66,3% di esse non supera i 100 mila euro, quota che sale addirittura fino all’88,6% se si prendono in esame anche quelle comprese nell’intervallo tra 100 mila e 200 mila euro. 


Considerato che si tratta per la maggior parte di abitazioni pignorate, si conferma come gli anni della crisi abbiano colpito con particolare severità le fasce di reddito medio-basse. Le aste, infatti, scaturiscono da situazioni di precarietà venutesi a creare in precedenza, e di fatto, la quota di persone che si trovano in difficoltà è bruscamente risalita con questa crisi ultradecennale. Ma il boom non si ferma alle abitazioni residenziali. La botta arriva anche alle strutture alberghiere. Negli ultimi sei mesi infatti anche il numero degli immobili turistici all’asta ha subito un impennata, arrivando ad un aumento del 34,3%. Le vendite forzate, attualmente in corso, che riguardano alberghi, bed & breakfast, stabilimenti balneari, campeggi e simili sono infatti 153, a fronte delle 114 individuate a gennaio. Sicilia e Sardegna contano 36 strutture sul mercato rispetto alle 11 di inizio anno, mentre al Sud il dato si assesta intorno alle 20 unità contro le 12 registrate a gennaio. La Toscana si conferma ancora una volta la regione italiana con il più alto numero di strutture in vendita (34). Dati anche questi preoccupanti, soprattutto in quei territori che contano il comparto turistico come la più preziosa, se non l’unica, risorsa produttiva e occupazionale.


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