Iva, fattura elettronica
obiettivo gettito
Recuperare subito l’Iva
addebitata al fallito
L’Iva è un pilastro della fiscalità, con un gettito annuo in Italia di 120 miliardi, oltre all’Iva sulle importazioni. La normativa nazionale deve essere coerente con quella europea, e il nostro Paese deve adeguarsi a non poche sentenze della Corte Ue, che evidenzianoa alcune pecche del nostro sistema. Come la possibilità di recuperare l’Iva addebitata ai clienti falliti, senza aspettare la chiusura del procedimento.
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La legge di bilancio 2016 aveva aperto allo storno immediato dell’Iva per le procedure aperte dal 1° gennaio 2017, ma questa norma non entrerà mai in vigore per effetto della successiva legge di bilancio. La Corte Ue, nel novembre 2017, ha ritenuto incompatibile con i principi della direttiva consentire il recupero dell’imposta non pagata al termine di una procedura che può durare anche più di dieci anni. Ma nulla è successo sino ad ora. Ed è singolare che il nostro ordinamento consenta il recupero dell’Iva per il fornitore in un momento in cui l’erario, finita la procedura, deve rinunciare alle sue pretese nei confronti del fallito, con un costo per le finanze pubbliche. Consentendo lo storno della fattura all’inizio del procedimento, il fisco potrebbe insinuarsi nella procedura, e con i privilegi che gli spettano potrebbe recuperare qualcosa, mentre oggi accetta di perdere l’imposta che deve essere restituita al fornitore. (Raffaele Rizzardi)
invio corrispettivi
Fattura elettronica,
flussi da uniformare
L’introduzione della fattura elettronica nel 2019 e della memorizzazione e invio telematico dei corrispettivi in parte realizzate dal 1° luglio 2019 e in parte in attuazione dal 1° gennaio 2020 hanno spinto in passato le associazioni di categoria a chiedere una proroga per consentire a tutti di adeguarsi ai nuovi meccanismi di certificazione dei corrispettivi. Questa richiesta per la fattura elettronica non è stata accolta e si spera che non verrà accolta neppure per i corrispettivi per i quali è stata comunque prevista una moratoria sanzionatoria di 6 mesi.
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La scelta di non accordare una proroga e garantire un periodo di sei mesi senza sanzioni è stata una soluzione importante anche se non risolve ancora tutti i nodi e non risponde a pieno alle richieste dei professionisti. Accanto a questo è necessario prevedere alcune semplificazioni all’adempimento per renderlo più automatizzato e più coerente. Per la fatturazione è necessario che gli operatori sia per il ciclo attivo che per il ciclo passivo possano gestire in modo uniforme i flussi con un unico formato. Questo non solo per le operazioni nazionali ma anche per quelle internazionali. Sarebbe utile che per le operazioni internazionali si potesse operare un invio allo SdI diretto da parte del ricevente il documento estero. (Benedetto Santacroce)
il balzello
Cancellare l’imposta
di bollo da due euro
Il pagamento dell’imposta di bollo da 2 euro, sulle fatture elettroniche emesse dal 1° gennaio 2019, in generale con operazioni non soggette a Iva per importi superiori a 77,47 euro, deve avvenire entro il giorno 20 del primo mese successivo al trimestre in cui le fatture elettroniche sono state «correttamente elaborate e non scartate» dal Sdi, per le quali il Sdi «ha consegnato o messo a disposizione il file della fattura nel trimestre di riferimento». Per le e-fatture emesse nel 2018, invece, il pagamento doveva essere effettuato in un’unica soluzione annuale entro il 23 aprile 2019 (il 20 aprile 2019 era un sabato e il 22 era Pasquetta). Oltre a questa accelerazione della frequenza delle scadenze dei pagamenti (da annuale a trimestrale), va anche ricordato che il perimetro delle fatture da assoggettare a questa imposta di bollo da 2 euro non è facilmente automatizzabile dai software di fatturazione, in quanto non tutte le fatture con operazioni non soggette a Iva per importi superiori a 77,47 euro sono assoggettate al bollo.
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Considerando la sproporzione tra il notevole impegno per la predisposizione della e-fattura e per il calcolo trimestrale (e non annuale) dell’imposta di bollo, rispetto al basso gettito di questa imposta, si chiede al nuovo governo l’abrogazione della stessa. (Luca De Stefani).
superare la stretta
Doppia opzione
per le aliquote ridotte
Il mondo delle aliquote ad oggi è disciplinato, almeno per quanto riguarda le aliquote ridotte, in modo stringente dalla direttiva Iva. In effetti, l’applicazione di aliquote ridotte è ora possibile solo per le operazioni contemplate nell’allegato della direttiva. Ciononostante, il legislatore unionale ha provato a consentire agli Stati membri una più ampia possibilità di manovra e anche nella situazione attuale sarebbe possibile rivedere alcune aliquote con motivazioni più attente a questioni sociali o quale forma di aiuto ai consumi di massa.
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Due le soluzioni, una di breve periodo e una di medio periodo. Quella di breve periodo potrebbe realizzarsi rimodulando le aliquote, adeguandole a specifiche esigenze di carattere sociale o per rispettare la domanda collettiva di beni e servizi di prima necessità. Nel medio periodo bisognerebbe riprendere le proposte della Commissione sulla liberalizzazione delle aliquote per consentire di reindirizzare alcune politiche superando alcuni problemi legati ad esempio alla gestione degli enti o organismi pubblici. (Benedetto Santacroce)

