L’ANALISI
La casa deve essere rispettata fiscalmente
Il catasto evoca paure collettive. Un po’ perché la platea dei proprietari di case è quanto mai numerosa nel nostro Paese, dove le sole prime case sono 19,5 milioni su 32,2 milioni complessive di proprietà di persone fisiche. Un po’ perché nel tempo sono avvenuti parziali adeguamenti scarsamente meditati e per lo più vissuti come punitive stangate per fare cassa. E’ difficile non concordare sulla necessità della riforma di uno strumento scarsamente digitalizzato, aggiornato a macchia di leopardo, neppure preso in considerazione quando le amministrazioni locali predispongono i loro piani urbanistici. Il governo dovrebbe fare maggiore chiarezza, spiegando ai cittadini che la riforma avviene per ammodernare questo indispensabile strumento e assicurandoli che non vuole aumentare le imposte sugli immobili che sono già oltre la media europea. Sarebbe infatti singolare promuovere una busta paga più pesante attraverso il taglio delle imposte sul lavoro per poi riprendersi il beneficio attraverso la crescita di altre imposte. Va ricordato che il totale di quanto grava sulla casa è di circa 40 miliardi rispetto a un gettito complessivo (nel 2020) di 789 miliardi. I numeri debbono servire a fare chiarezza, magari precisando i vari passaggi dell’iter della riforma fiscale. Un ministro che dice che il nuovo catasto entrerà in vigore tra qualche anno e solo allora si capirà che cosa significa in termini di peso fiscale crea perplessità e non aiuta certo una buona accoglienza del provvedimento. Bisognerebbe chiarire che l’intento è un improrogabile lavoro di revisione e costruzione delle banche dati, in modo da avere una fotografia reale del complessivo patrimonio immobiliare, senza avere paura di un adeguamento dei valori che non necessariamente penalizzano i proprietari di case poiché decisivo è l’intervento sulle aliquote, le quali per altro possono essere alzate anche con l’attuale catasto provocando però ingiuste disparità di trattamento. Al di là delle polemiche politiche, qualsiasi riforma e in particolar modo quelle che hanno riflesso sul reddito, non debbono vedere la luce nel chiuso delle stanze o nei conciliabili politici, bensì illustrate in tutti i loro risvolti. La mèta dev’essere un fisco meno soffocante, più equo, più trasparente. Ce lo chiede l’Europa ma lo dobbiamo realizzare per dare un futuro migliore al nostro Paese. Draghi e i suoi ministri si mettano alla lavagna.

fonte italiaoggi