Riscaldamenti, gestione più eco
Manutenzione, tecnologia, lotta agli sprechi. Sono le regole d’oro per risparmiare sulle spese del riscaldamento e tutelare l’ambiente indicate nel decalogo diffuso dall’Enea, l’agenzia nazionale per l’energia e lo sviluppo economico sostenibile: l’occasione è la riapertura degli impianti termici nella zona climatica «D», che comprende Roma, Genova e Firenze, e va ad aggiungersi alla già operativa «E», in cui rientrano città come Milano, Torino e Bologna, ma anche zone di montagna in tutta Italia dove il clima è più rigido (in tutto oltre metà degli ottomila Comuni d’Italia). Di più: l’Enea sul suo sito web offre la guida aggiornata per la ripartizione delle spese dei consumi nei condomini: riscaldamento, raffreddamento e acqua calda sanitaria, in tutto in base agli effettivi consumi di ogni unità immobiliare.
Tempi e modi. Ecco, dunque, i dieci consigli pratici per tagliare la bolletta, con un occhio alla transizione ecologica.Primo: curare ed eseguire la manutenzione degli impianti, che è la regola principale in fatto di sicurezza, risparmio e salvaguardia dell’ambiente. L’impianto consuma e inquina meno quando risulta regolato in modo corretto, è pulito e non mostra incrostazioni di calcare; senza dimenticare che per l’utente che non effettua la manutenzione del proprio impianto è prevista una multa a partire da 500 euro in base al dpr 74/2013.
Secondo: controllare la temperatura degli ambienti. Scaldare troppo l’appartamento può danneggiare la salute, oltre che le tasche: la normativa prevede una temperatura di 20 gradi più altri due di tolleranza, ma 19 gradi sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario in casa. E per ogni grado sul termometro in meno, spiegano i tecnici, si risparmia dal 5 al 10 per cento sui consumi di combustibile.
Terzo: occhio alle ore di accensione dei termosifoni. Non conviene tenere acceso l’impianto termico giorno e notte: in un’abitazione efficiente dal punto di vista energetico il calore accumulato dalle strutture quando l’impianto è in funzione garantisce una temperatura sufficiente anche nelle ore di spegnimento; il tempo massimo di accensione giornaliero varia seconda delle sei zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia: da quattordici ore giornaliere nella «E», che comprende il Nord e le aree montane, alle otto della «B», che riunisce le fasce costiere del Sud.
Quarto: installare pannelli riflettenti fra il muro e il calorifero; una soluzione semplice ma molto efficace per limitare le dispersioni di calore, soprattutto quando il termosifone è incassato nella parete e ne risultano così diminuiti spessore e grado d’isolamento. E basta un semplice foglio di carta stagnola per ridurre le dispersioni verso l’esterno.
Quinto: schermare le finestre durante la notte. Persiane e tapparelle chiuse oltre che tende pesanti contribuiscono a trattenere il calore all’interno dei locali.
Costi-benefici. Sesto: evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni. È fonte di sprechi collocare tende o mobili davanti ai termosifoni oppure utilizzare i radiatori per asciugare la biancheria: ostacola la diffusione dell’energia termica; per rinnovare l’aria in una stanza, d’altronde, bastano pochi minuti: le finestre non devono essere lasciate aperte troppo a lungo per evitare dispersioni inutili.
Settimo: realizzare un check-up alla casa. Chiedere a un tecnico di effettuare la diagnosi energetica dell’edificio serve a valutare lo stato dell’isolamento termico di pareti e finestre oltre che l’efficienza degli impianti di climatizzazione; il che consente di decidere gli interventi da realizzare, valutando il rapporto costi-benefici: così facendo le spese per il riscaldamento possono essere ridotte fino al 40 per cento.
Senza dimenticare le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici: l’ecobonus consente di dedurre dalle imposte Irpef o Ires dal 50 all’85 per cento delle spese sostenute, a seconda della complessità delle opere, mentre il superbonus ha l’aliquota di detrazione pari al 110 per cento.
Ottavo: scegliere impianti di riscaldamento con caratteristiche innovative.
Dal 2015 è possibile installare soltanto caldaie a condensazione, salvo rare eccezioni. Ed è opportuno valutare la sostituzione del vecchio generatore di calore con modello a condensazione oppure a pompa di calore ad alta efficienza; sul mercato si trovano anche caldaie alimentate a biomassa e sistemi ibridi (cioè a condensazione e pompa di calore) abbinati a impianti solari termici per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre elettricità; anche qui è possibile usufruire degli sgravi fiscali.
Nono: adottare soluzioni tecnologiche innovative. Qualche esempio? Dotare l’impianto di una centralina di regolazione automatica della temperatura, in modo da evitare inutili picchi o sbalzi di potenza: la possibilità programmare la somministrazione di calore (su base oraria, giornaliera e settimanale) garantisce un ulteriore risparmio energetico. C’è poi l’opportunità della domotica: cronotermostati, sensori di presenza e regolatori elettronici consentono di regolare anche a distanza la temperatura delle singole stanze e il tempo di accensione degli impianti. E ciò anche tramite smartphone.
Decimo: installare le valvole termostatiche.I dispositivi servono a regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni: permettono di non superare la temperatura impostata per il riscaldamento degli ambienti. Obbligatorie per legge nei condomini, le termovalvole contribuiscono a ridurre i consumi fino al 20 per cento.
Fruizione e dispersione. È il dipartimento unità efficienza energetica dell’Enea che ha elaborato la guida per i condomini. Nella ripartizione delle spese bisogna distinguere fra la quota «volontaria», dovuta ai consumi effettivi di tutti i proprietari esclusivi, e una quota «involontaria», dovuta alle dispersioni dell’impianto di distribuzione. E non c’è un metodo in assoluto più efficace o preferibile per suddividere gli oneri dei consumi involontari e delle spese totali di gestione: dipende dal contesto e dalle caratteristiche degli edifici e a decidere è l’assemblea del condominio.
Il calcolo in base ai millesimi di superficie dell’immobile è il più semplice e di immediata comprensione. Il criterio della potenza installata può risultare particolarmente utile quando negli appartamenti sono presenti corpi scaldanti con potenze molto diverse, a parità di superfici.
Il metodo dei millesimi di fabbisogno garantisce un maggiore livello di dettaglio: può risultare adeguato quando le unità immobiliari mostrano esigenze termiche molto diverse a parità di superficie.
Utilizzo consapevole. Gli esborsi per i consumi volontari, invece, devono sempre essere suddivisi in base al consumo effettivo e la relativa quota non può risultare per legge inferiore al 50 per cento delle spese totali. L’obiettivo perseguito dal decreto legislativo n. 102/14 e successive modifiche è ridurre i consumi grazie a un uso più consapevole della risorsa energetica: il beneficio medio, calcolano gli esperti dell’Enea, è pari a circa l’11 per cento ma può superare il 15. Sono in ogni caso legati a una pluralità di fattori gli effettivi valori di alcune voci da calcolare, come gli oneri di conduzione e manutenzione ordinaria dell’impianto, il servizio di contabilizzazione e il costo unitario dell’energia termica: dipendono infatti dal numero degli appartamenti, dalla tipologia e dalla taglia del sistema di generazione e degli elementi terminali, dai servizi centralizzati, dalla tipologia dei misuratori e dalla località geografica. Il vademecum dell’Agenzia nazionale per l’energia comprende alcuni casi ricorrenti che si possono comunemente riscontrare in fase di ripartizione della spesa energetica annua condominiale: ad esempio appartamenti ad occupazione saltuaria, immobili con consumi energetici elevati a causa della loro posizione o per comportamenti degli occupanti poco attenti alla gestione ottimizzata dell’impianto termico.
fonte italiaoggi

