Tornano a salire i tassi dei mutui In Italia rincaro più salato della Ue
Secondo Hypostat, i tassi in Italia tornano all’1,42% contro 1,30% medio europeo
Lo spread tra mutui e titoli di Stato è molto più basso in Italia. Questo espone a rialzi

I mutui italiani sono davvero a prova di Covid e soprattutto di un ritorno dell’inflazione? La domanda, che probabilmente frulla nella testa di chi si accinge a firmare un nuovo contratto, non riguarda tanto le rate che ci si troverà a pagare fra qualche anno, visto che la quasi totalità dei nuovi contratti stipulati è ormai a tasso fisso, quanto le condizioni che si possono spuntare in banca. Finora, almeno sotto l’aspetto della risposta alla crisi pandemica, la situazione si è mantenuta favorevole, sia su base assoluta (i tassi medi sono piombati ai minimi di sempre), sia in termini di competitività con il resto d’Europa, ma qualcosa sta forse cambiando.

Secondo il rapporto Hypostat che European Mortgage Federation (Emf) presenterà al pubblico domani, nel corso del 2020 l’Italia aveva coronato una rincorsa quasi decennale iniziata all’epoca della crisi del debito del 2011-2012. Con un tasso medio dell’1,25%, i suoi mutui di nuova erogazione erano infatti diventati più convenienti rispetto a quelli stipulati nei dieci principali Paesi del Vecchio Continente, fermi all’1,31 per cento. La tendenza sembra tuttavia di nuovo essersi invertita, visto che durante la prima metà di quest’anno i prodotti ipotecari di casa nostra sono risaliti all’1,42% a fronte di una sostanziale stabilità di quelli europei (1,30%).

Si tratta, è vero, di pochi centesimi: i mutui italiani restano ancora vicini ai minimi di sempre e non è certo i caso di creare allarmismi. Dopotutto ad aver invertito la direzione, dopo molto tempo, sono stati quei tassi Irs che costituiscono la base di calcolo dei prodotti a rata fissa (oltre l’80% del totale complessivo). Quelli a scadenza 10 anni, per esempio, sono in media risaliti durante i primi sei mesi del 2021 di circa 40 centesimi e questo, a parità di spread praticato dalle banche, sarebbe di per sé sufficiente a giustificare il rincaro.

Un rialzo dei tassi risulta quindi coerente con l’andamento dei rendimenti a lungo termine sui mercati finanziari. Resta però da capire perché l’effetto sia stato più marcato in Italia che altrove, soprattutto in Spagna e Francia, dove nello stesso periodo i tassi medi sono ulteriormente scesi rispettivamente di 11 e 18 centesimi. Le ragioni sono da ricercarsi in primo luogo nelle differenze di ciascun singolo mercato, per esempio in Spagna l’incidenza dei mutui a tasso fisso è inferiore al 70%, ma vi sono altri elementi di cui occorre tener conto.

In questo caso può venire in aiuto il confronto con i rendimenti dei titoli decennali di ciascun Paese. «A fine 2020 l’Italia presentava il più basso scarto rispetto al proprio bond sovrano, 70 punti base, contro una media europea compresa fra 150 e 170 punti», osserva Luca Bertalot, segretario generale di Emf, notando come in una fase di rialzo dei tassi a lungo termine le banche italiane avessero di conseguenza «minori margini per poter assorbire questi aumenti». A guardare bene, in effetti, nei primi mesi del 2021 questo particolare spread BTp-mutui è ulteriormente sceso di 6 centesimi, meno però di quanto si sia in effetti ridotto nell’area euro (31 cent).

Il fatto che la differenza con i rispettivi titoli di Stato si mantenga minima in Italia – 64 punti base contro i 103 della Spagna, i 118 della Francia, i 157 della Germania e i 125 della media euro – dimostra dopotutto come il nostro mercato dei mutui resti ancora piuttosto competitivo. Il rovescio della medaglia si legge semmai nel fatto che i nuovi prodotti erogati dalle banche italiane rischiano di essere più vulnerabili nel caso si confermi lo scenario di un rialzo dei tassi di base e che le loro condizioni possano quindi diventare meno competitive rispetto al resto d’Europa.

Qui il discorso si intreccia di nuovo con il tema inflazione, che potrà avere un effetto sui tassi dei mutui nella misura in cui sarà incorporata nei rendimenti a lungo termine di mercato. Sotto questo aspetto le aspettative non appaiono però al momento ancora particolarmente pessimiste: «Gli operatori sembrano attendersi un rialzo dei tassi nell’arco dei prossimi anni, ma con incrementi modesti», conferma Bertalot, aggiungendo che «queste aspettative sembrano doversi prevalentemente collegare alle migliorate attese sulla crescita economica, anziché ai timori di un livello di inflazione significativamente e strutturalmente superiore agli obiettivi della Bce». Si confida quindi nell’inflazione «buona»: quella che accompagna la crescita economica e riduce il valore reale dei debiti, anche quelli dei mutui delle famiglie italiane.

fonte sole24h