Mutui, ecco cosa cambia per la rata con l’impatto della super inflazione
La tendenza. Il rialzo del costo della vita colpisce direttamente chi sottoscrive un nuovo contratto a tasso fisso: a inizio anno offerte anche allo 0,5%, oggi all’1,1%. Per il variabile l’Euribor resta inchiodato a -0,5% in attesa delle mosse della Banca centrale europea

L’inflazione è un problema ancora da risolvere. Tanto negli Stati Uniti (siamo al 6,8%) quanto nell’Eurozona (a novembre si è attestata al 4,9%, massimi dal 1991). Ed è un problema che interessa da vicino le famiglie, non solo per ciò che riguarda le bollette energetiche che in effetti stanno andando incontro a vistosi aumenti. L’impatto riguarda anche la platea dei mutuatari, molto vasta considerando che in Italia vengono stipulati oltre 200mila mutui all’anno, tra nuovi contratti e surroghe. La brutta notizia è che l’inflazione ha fatto salire gli Eurirs nel corso del 2021. Si tratta di quegli indici che vengono utilizzati dalle banche per calcolare la rata del mutuo a tasso fisso. L’Eurirs a 20 anni a gennaio era a -0,02% mentre ora viaggia intorno allo 0,47%. La buona notizia è che al momento gli indici Euribor, che invece sono il parametro utilizzato per i mutui a tasso variabile, non si sono per ora mossi e viaggiano intorno a -0,5% sulle scadenze a uno e tre mesi (quelle che interessano da vicino i mutuatari). C’è da dire però che non tutti sono sulla stessa barca. Bisogna infatti distinguere tra coloro che già stanno pagando un mutuo e coloro che sono in procinto di stipularne uno proprio adesso, quando l’inflazione morde. E poi bisogna distinguere la tipologia di tasso, fisso o variabile? Cerchiamo di approfondire nel dettaglio le casistiche.

Cosa cambia per chi sta già pagando un mutuo a tasso fisso

Per i mutuatari che hanno già in pancia un finanziamento ipotecario a tasso fisso l’impennata dell’inflazione si sta in realtà rivelando una buona notizia. Intanto perché la rata non viene intaccata, perché protetta appunto dal tasso fisso. E in secondo luogo perché in termini reali (cioè sottraendo al tasso nominale debitore il tasso di inflazione) il tasso da pagare risulta più basso. Per questa categoria vale il principio economico secondo il quale i debitori sono avvantaggiati da un aumento dell’inflazione, proprio perché si riduce la quota reale del montante da restituire. Lo stesso meccanismo penalizza invece gli investitori dato che devono fare i conti con rendimenti reali molto bassi, quando non negativi. Ad esempio il BTp a 10 anni che offre un rendimento nominale dell’1% annuo nel 2021 genererà un tasso reale negativo per i risparmiatori che lo detengono, considerando che in Italia l’inflazione viaggia al 3,7%. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo un piccolo danno per ora l’aumento dell’inflazione (e il contestuale aumento degli Eurirs) lo sta causando anche a chi sta già rimborsando un fisso: le banche hanno aumentato i tassi sui nuovi mutui di surroga (difficile oggi trovare un fisso sotto l’1,5%) quindi difatti la possibilità di surrogare (di spostare cioè il vecchio mutuo presso una nuova banca che offre condizioni migliori) si è ridotta.

Cosa cambia per chi sta già pagando un mutuo a tasso variabile

Passiamo ora al partito del variabile. Come scritto nelle prime righe gli indici Euribor sono rimasti imballati intorno a -0,5%. Questo perché non seguono da vicino le dinamiche dell’inflazione (a differenza dei tassi Eurirs) ma si muovono solo quando i mercati anticipano un rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea. Per ora la Bce non ha parlato di rialzo dei tassi (a differenza della Fed che ne ha preannunciati tre per il 2022) e quindi l’Euribor è tranquillo. Quindi chi sta pagando un mutuo variabile non ha subito alcun aumento delle rate nel 2021. Potrebbe subirlo in prospettiva però, considerando che i future sull’Euribor lo proiettano salire da -0,5% a +0,4% da qui al 2027. Si tratterebbe quindi di un aumento di 90 punti base del tasso da pagare da qui a cinque anni, ovvero circa 35-40 euro al mese per chi ha un debito residuo di 100mila euro. Va però detto che non v’è nessuna certezza di un aumento dei tassi da parte della Bce (e di conseguenza degli Euribor). E che negli ultimi sei anni i future hanno sempre dipinto dei rialzi di questo indice, finora sempre smentiti dai fatti dato che viaggia sui minimi storici.

Cosa cambia per chi ha intenzione di chiedere un nuovo mutuo

Il morso dell’inflazione nel 2021 sull’economia reale causerà un danno (non eccessivo però) a chi in questo momento sta cercando di smarcarsi tra le varie offerte per stipulare un nuovo mutuo a tasso fisso. Nel senso che mentre a inizio anno le offerte includevano anche mutui intorno allo 0,5%, oggi è impossibile scendere sotto l’1%. Il tasso medio delle migliori offerte sul fisso si attesta intorno all’1,1%. Va però detto che si tratta comunque di tassi eccezionalmente bassi e quindi non c’è da drammatizzare. Sul fronte del variabile le offerte restano molto allettanti, dato che in questo caso è possibile scendere sotto lo 0,5%. Se poi i future avessero ragione indicando che nel 2027 gli Euribor cresceranno di 90 punti base vorrà dire che chi avrà iniziato oggi l’avventura del variabile si ritroverà solo fra cinque anni a pagare più o meno quanto pagherebbe sin da subito optando per il fisso. Anche qui, niente panico.

In sintesi, l’inflazione qualche problemino lato mutui lo sta causando. Ma di lieve entità e non per tutte le casistiche. E questo soprattutto perché il mercato sconta oggi uno scenario di normalizzazione dell’inflazione nei prossimi anni. In caso contrario, gli indici Eurirs salirebbero molto di più rispetto all’attuale livello dello 0,47% e a quel punto avremo dei nuovi mutui a tasso fisso molto più alti rispetto a quelli attuali. È questo lo scenario da evitare.

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