I carburanti moltiplicano l’e-fattura
Per gli acquisti delle imprese fino a 1,2 milioni di documenti elettronici al mese
Poco meno di otto settimane. O, per essere precisi, 54 giorni. È la distanza che ci separa dal 1° luglio, data a partire dalla quale i distributori saranno obbligati ad emettere la fattura elettronica per la vendita di carburanti (benzina e gasolio) destinati ai veicoli a motore con la contestuale abolizione della scheda rifornimenti.
In attesa di vedere se saranno accolte le richieste di proroga – arrivate tra l’altro da Rete Imprese Italia (si veda Il Sole 24 Ore del 3 maggio) – la relazione tecnica alla legge di Bilancio, che ha introdotto l’obbligo di e-fattura, è utile per inquadrare le cifre in gioco. Secondo le stime dei tecnici del Governo, elaborate partendo dai dati del ministero dello Sviluppo economico e dell’Istat, gli acquisti di carburanti pagati in contanti dalle imprese italiane ammontano a 7,2 miliardi di euro all’anno (su 10,9 miliardi di acquisti complessivi). Ed è proprio su questo importo che si farà sentire maggiormente l’impatto delle nuove regole, perché i titolari di partita Iva dovranno documentare gli acquisti di carburanti con la fattura elettronica per poter dedurre i costi e detrarre l’Iva.
Ipotizzando una spesa media di 50 euro, se tutti i pagamenti effettuati in contanti fossero documentati in digitale, nel secondo semestre di quest’anno si avrebbe una “produzione” di circa 7,2 milioni di fatture elettroniche. In pratica, 1,2 milioni al mese. Anche se si tratta di un’ipotesi di massima – ad esempio, non si considera il calo d’attività di agosto, né il volume degli acquisti effettuato dai professionisti – è un numero che aiuta a valutare la portata del cambiamento: a marzo, il sistema di interscambio della fattura elettronica (lo Sdi) ha ricevuto 2,6 milioni di documenti destinati alla pubblica amministrazione (per la quale la fattura elettronica è obbligatoria dal 31 marzo 2015) e solo 50mila destinati ai privati (per i quali, ad oggi, la e-fattura resta facoltativa).
Numeri a parte, il debutto di luglio dai carburanti – che interessa anche i subappalti Pa – rappresenta un vero banco di prova in vista dell’estensione generalizzata dell’obbligo tra “privati” a partire dal 2019. Soprattutto alla luce di quanto accaduto lo scorso autunno con lo spesometro, quando il sistema ha avuto più di una difficoltà anche per il flusso massiccio di dati transitati. Difficoltà poi superate nell’ultimo invio dello scorso 6 aprile.
Gli scogli da superare
A complicare ulteriormente il quadro, in questa tornata, c’è anche il fatto che imprenditori e professionisti dovranno interfacciarsi con una miriade di distributori di carburanti sparsi su tutto il territorio nazionale. Questi ultimi dovranno garantire a qualsiasi ora e a richiesta del cliente pagamenti tracciabili e l’emissione di una fattura elettronica per gli acquisti effettuati.
A fronte di queste complicazioni, i primi tasselli operativi sono già arrivati. Lunedì scorso le Entrate hanno emanato provvedimento e circolare, rispettando l’anticipo minimo dei 60 giorni dal debutto del nuovo adempimento previsto dallo Statuto del contribuente. E, inoltre, hanno annunciato una serie di strumenti gratuiti per venire incontro agli operatori: dalla piattaforma web per generare e trasmettere le e-fatture (si vedano gli esempi in pagina), all’App che funzionerà con codice QR in grado di riconoscere le partite Iva dei potenziali acquirenti.
L’eventuale differimento
Passaggi importanti che, però, non hanno completamente tacitato le richieste di proroga secca al 2019, avvio soft o moratoria delle sanzioni nella fase iniziale. Tutte soluzioni che, a parte la disapplicazione delle penalità, richiederebbero un intervento sul testo della legge di Bilancio 2018 ma che richiede l’approvazione da parte di un Governo nel pieno dei suoi poteri (anche perché vanno individuate coperture per finanziare lo slittamento) e di una maggioranza parlamentare.
.@c_delloste
.@par_gio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente
In attesa di vedere se saranno accolte le richieste di proroga – arrivate tra l’altro da Rete Imprese Italia (si veda Il Sole 24 Ore del 3 maggio) – la relazione tecnica alla legge di Bilancio, che ha introdotto l’obbligo di e-fattura, è utile per inquadrare le cifre in gioco. Secondo le stime dei tecnici del Governo, elaborate partendo dai dati del ministero dello Sviluppo economico e dell’Istat, gli acquisti di carburanti pagati in contanti dalle imprese italiane ammontano a 7,2 miliardi di euro all’anno (su 10,9 miliardi di acquisti complessivi). Ed è proprio su questo importo che si farà sentire maggiormente l’impatto delle nuove regole, perché i titolari di partita Iva dovranno documentare gli acquisti di carburanti con la fattura elettronica per poter dedurre i costi e detrarre l’Iva.
Ipotizzando una spesa media di 50 euro, se tutti i pagamenti effettuati in contanti fossero documentati in digitale, nel secondo semestre di quest’anno si avrebbe una “produzione” di circa 7,2 milioni di fatture elettroniche. In pratica, 1,2 milioni al mese. Anche se si tratta di un’ipotesi di massima – ad esempio, non si considera il calo d’attività di agosto, né il volume degli acquisti effettuato dai professionisti – è un numero che aiuta a valutare la portata del cambiamento: a marzo, il sistema di interscambio della fattura elettronica (lo Sdi) ha ricevuto 2,6 milioni di documenti destinati alla pubblica amministrazione (per la quale la fattura elettronica è obbligatoria dal 31 marzo 2015) e solo 50mila destinati ai privati (per i quali, ad oggi, la e-fattura resta facoltativa).
Numeri a parte, il debutto di luglio dai carburanti – che interessa anche i subappalti Pa – rappresenta un vero banco di prova in vista dell’estensione generalizzata dell’obbligo tra “privati” a partire dal 2019. Soprattutto alla luce di quanto accaduto lo scorso autunno con lo spesometro, quando il sistema ha avuto più di una difficoltà anche per il flusso massiccio di dati transitati. Difficoltà poi superate nell’ultimo invio dello scorso 6 aprile.
Gli scogli da superare
A complicare ulteriormente il quadro, in questa tornata, c’è anche il fatto che imprenditori e professionisti dovranno interfacciarsi con una miriade di distributori di carburanti sparsi su tutto il territorio nazionale. Questi ultimi dovranno garantire a qualsiasi ora e a richiesta del cliente pagamenti tracciabili e l’emissione di una fattura elettronica per gli acquisti effettuati.
A fronte di queste complicazioni, i primi tasselli operativi sono già arrivati. Lunedì scorso le Entrate hanno emanato provvedimento e circolare, rispettando l’anticipo minimo dei 60 giorni dal debutto del nuovo adempimento previsto dallo Statuto del contribuente. E, inoltre, hanno annunciato una serie di strumenti gratuiti per venire incontro agli operatori: dalla piattaforma web per generare e trasmettere le e-fatture (si vedano gli esempi in pagina), all’App che funzionerà con codice QR in grado di riconoscere le partite Iva dei potenziali acquirenti.
L’eventuale differimento
Passaggi importanti che, però, non hanno completamente tacitato le richieste di proroga secca al 2019, avvio soft o moratoria delle sanzioni nella fase iniziale. Tutte soluzioni che, a parte la disapplicazione delle penalità, richiederebbero un intervento sul testo della legge di Bilancio 2018 ma che richiede l’approvazione da parte di un Governo nel pieno dei suoi poteri (anche perché vanno individuate coperture per finanziare lo slittamento) e di una maggioranza parlamentare.
.@c_delloste
.@par_gio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente

