Stretta sulla casa agli stranieri
Sempre più alloggi popolari agli immigrati : le città inaspriscono i criteri
La giunta regionale dell’Emilia Romagna vuole dare una stretta ai requisiti per partecipare ai bandi per l’assegnazione delle case popolari. Appena la delibera avrà il via libera – prevedibilmente entro il prossimo giugno – del parlamentino regionale, solo i nuclei familiari senza la proprietà di una casa in qualunque posto del pianeta potranno aspirare alla casa popolare. A Firenze il sindaco Nardella propone che nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari sia attribuito un punteggio a chi risiede da più tempo in città.
Entrambe queste previsioni valgono per tutti gli aspiranti inquilini, indipendentemente dalla loro nazionalità. Ma l’obiettivo, neanche tanto nascosto e a volte dichiarato esplicitamente, sono gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dai Paesi extra-Ue. La percentuale delle case, sul totale, assegnate periodicamente agli immigrati cresce a ogni bando e aumenta il peso degli stranieri sul totale della popolazione delle singole località.
Stranieri in crescita
Il fenomeno interessa principalmente i grandi centri. A Torino, l’osservatorio territoriale della città metropolitana, ha rilevato che la percentuale di case assegnate a stranieri è passata dal 23% del 2007 al 48% del 2016, dopo aver scavallato il 50% l’anno prima: una crescita di 25 punti, mentre nello stesso periodo la percentuale degli immigrati sul totale dei torinesi è passato dall’11 al 15 per cento. Tra le grandi città del nord, il capoluogo piemontese è in buona compagnia. La metà delle case assegnate a Bologna con l’ultimo bando rasenta il 50 per cento. E tra le altre città considerate da Il Sole 24 Ore (si veda tabella) questa percentuale supera il 45% a Firenze, Milano e Bergamo.
Anche nelle città di media dimensione la presenza di stranieri nelle nuove assegnazioni non è trascurabile. La sola mosca bianca sembra essere Cagliari, dove tra gli inquilini che hanno varcato la soglia di una casa popolare con l’ultimo bando, solo 1 è straniero e anche extracomunitario. Se il capoluogo fosse rappresentativo dell’intera isola, il parlamentino regionale avrebbe sbagliato per eccesso la previsione di limitare al 10% la percentuale di alloggi da riservre i cittadini extra-Ue. La Sardegna è, però, la regione con il minor peso di stranieri sul totale della popolazione: 3%, quota che, invece, nelle regioni dal Lazio in su triplica.
Le percentuali delle assegnazioni agli immigrati preoccupano governatori di regioni e sindaci senza distinzione di colore politico: tutti devono fare i conti con lo slogan “le case prima agli italiani”.
L’accesso ai bandi
La nuova strategia di alcune regioni considera principalmente due requisiti di ammissibilità ai bandi: residenza e possesso di altre case (si vedano anche gli altri articoli). I sindaci fanno leva sui punteggi per la formazione delle graduatorie. A Perugia negli ultimi anni i di cittadini italiani stanno recuperando qualche posizione. Nell’ultima graduatoria approvata dal comune, gli italiani collocati nelle prime duecento posizioni sono il 54% del totale e quelli nelle prime 200 il 48%; rispetto al 2014 queste percentuali sono aumentate rispettivamente del 21 e del 13 per cento. Nel 2014 il consiglio comunale ha approvato una delibera che premia l’anzianità di residenza nel comune nella formazione della graduatoria, assegnando 2 punti a chi ha almeno dieci anni di residenza continuativa e 4 per almeno 15. Naturalmente il criterio vale per tutti, ma è più probabile che possano avvantaggiarsene soprattutto i perugini rispetto agli stranieri.
La capitale dell’Umbria non è la sola città a premiare il radicamento sul territorio. Il comune di Padova, avvalendosi della possibilità offerta dalla legge regionale di attribuire, in ogni bando fino a 8 punti a una condizione soggettiva dei concorrenti scelta dal comune stesso, nel 2014 ha deliberato di assegnare d’ufficio 8 punti a chi risulta registrato all’anagrafe da venti anni consecutivi, 4 se gli anni sono quindici e due se scendono a dieci. Per farsi un’idea della portata di questa scelta sulle differenti possibilità degli italiani e degli stranieri di collocarsi nei gradini più alti della graduatoria, bisogna considerare che nel bando precedente la metà della graduatoria era formata da nuclei che non arrivavano a 11 punti. L’impatto effettivo del premio all’anzianità di residenza potrà essere valutato solo a conclusione del bando in corso. Anche comuni più piccoli, per esempio Scandicci nel fiorentino, premiano l’anzianità di residenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina a cura di
Raffaele Lungarella
Entrambe queste previsioni valgono per tutti gli aspiranti inquilini, indipendentemente dalla loro nazionalità. Ma l’obiettivo, neanche tanto nascosto e a volte dichiarato esplicitamente, sono gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dai Paesi extra-Ue. La percentuale delle case, sul totale, assegnate periodicamente agli immigrati cresce a ogni bando e aumenta il peso degli stranieri sul totale della popolazione delle singole località.
Stranieri in crescita
Il fenomeno interessa principalmente i grandi centri. A Torino, l’osservatorio territoriale della città metropolitana, ha rilevato che la percentuale di case assegnate a stranieri è passata dal 23% del 2007 al 48% del 2016, dopo aver scavallato il 50% l’anno prima: una crescita di 25 punti, mentre nello stesso periodo la percentuale degli immigrati sul totale dei torinesi è passato dall’11 al 15 per cento. Tra le grandi città del nord, il capoluogo piemontese è in buona compagnia. La metà delle case assegnate a Bologna con l’ultimo bando rasenta il 50 per cento. E tra le altre città considerate da Il Sole 24 Ore (si veda tabella) questa percentuale supera il 45% a Firenze, Milano e Bergamo.
Anche nelle città di media dimensione la presenza di stranieri nelle nuove assegnazioni non è trascurabile. La sola mosca bianca sembra essere Cagliari, dove tra gli inquilini che hanno varcato la soglia di una casa popolare con l’ultimo bando, solo 1 è straniero e anche extracomunitario. Se il capoluogo fosse rappresentativo dell’intera isola, il parlamentino regionale avrebbe sbagliato per eccesso la previsione di limitare al 10% la percentuale di alloggi da riservre i cittadini extra-Ue. La Sardegna è, però, la regione con il minor peso di stranieri sul totale della popolazione: 3%, quota che, invece, nelle regioni dal Lazio in su triplica.
Le percentuali delle assegnazioni agli immigrati preoccupano governatori di regioni e sindaci senza distinzione di colore politico: tutti devono fare i conti con lo slogan “le case prima agli italiani”.
L’accesso ai bandi
La nuova strategia di alcune regioni considera principalmente due requisiti di ammissibilità ai bandi: residenza e possesso di altre case (si vedano anche gli altri articoli). I sindaci fanno leva sui punteggi per la formazione delle graduatorie. A Perugia negli ultimi anni i di cittadini italiani stanno recuperando qualche posizione. Nell’ultima graduatoria approvata dal comune, gli italiani collocati nelle prime duecento posizioni sono il 54% del totale e quelli nelle prime 200 il 48%; rispetto al 2014 queste percentuali sono aumentate rispettivamente del 21 e del 13 per cento. Nel 2014 il consiglio comunale ha approvato una delibera che premia l’anzianità di residenza nel comune nella formazione della graduatoria, assegnando 2 punti a chi ha almeno dieci anni di residenza continuativa e 4 per almeno 15. Naturalmente il criterio vale per tutti, ma è più probabile che possano avvantaggiarsene soprattutto i perugini rispetto agli stranieri.
La capitale dell’Umbria non è la sola città a premiare il radicamento sul territorio. Il comune di Padova, avvalendosi della possibilità offerta dalla legge regionale di attribuire, in ogni bando fino a 8 punti a una condizione soggettiva dei concorrenti scelta dal comune stesso, nel 2014 ha deliberato di assegnare d’ufficio 8 punti a chi risulta registrato all’anagrafe da venti anni consecutivi, 4 se gli anni sono quindici e due se scendono a dieci. Per farsi un’idea della portata di questa scelta sulle differenti possibilità degli italiani e degli stranieri di collocarsi nei gradini più alti della graduatoria, bisogna considerare che nel bando precedente la metà della graduatoria era formata da nuclei che non arrivavano a 11 punti. L’impatto effettivo del premio all’anzianità di residenza potrà essere valutato solo a conclusione del bando in corso. Anche comuni più piccoli, per esempio Scandicci nel fiorentino, premiano l’anzianità di residenza.
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Raffaele Lungarella

