Un giudizio severo, ma anche l’auspicio che le mancanze della vigilia possano essere al più presto colmate. Questa l’opinione espressa dal presidente nazionale di Federproprietà, Massimo Anderson, a proposito del nuovo Esecutivo.

Il Governo composto dal Movimento 5 stelle e Lega è una novità assoluta nel panorama politico italiano, che ha visto i suoi protagonisti impegnati in 89 giorni di lunghissime ed estenuanti trattative – commenta Anderson -. Durante la campagna elettorale tutti e due i raggruppamenti avevano assicurato un interessamento nei confronti del problema abitativo, tanto è vero che in data 15 febbraio, al convegno sulla casa organizzato da Federproprietà, entrambi i rappresentanti delle due forze politiche si erano dichiarati d’accordo su quanto esposto dalla nostra associazione. Purtroppo dobbiamo registrare che nel contratto del governo di cambiamento siglato il 15 maggio 2018 il tema casa è completamente assente. Confidiamo che si tratti solo di una dimenticanza e che una proficua collaborazione possa avere inizio con il procedere dell’attività di Governo”.

La lista delle priorità per la casa

Secondo il numero uno di Federproprietà, ci sono 5 punti dai quali non si può prescindere:

  1. un progetto casa-abitazione per le fasce deboli. Dall’inizio di questo millennio i fondi per l’edilizia residenziale pubblica sono in pratica spariti, nonostante gli annunci di piani casa, per la città ecc. Tutto ciò accompagnato da un contenzioso costante innanzi alla Corte Costituzionale tra gli enti locali e lo Stato ogni qualvolta quest’ultimo abbia voluto mettere a disposizione fondi per la casa, con il risultato che alla fine i programmi registrano un grave ritardo. Poche risorse impegnate, solo per una manutenzione poco più che ordinaria degli alloggi;
  2. provvedimenti urgenti per la ricostruzione nelle zone terremotate;
  3. disciplinare la messa in sicurezza degli edifici sia pubblici che privati. In molti casi bisognerà realizzare un intervento di miglioramento statico e sismico. Anche questo non può gravare totalmente sui proprietari, ma deve essere sostenuto con incentivi fiscali, anche al 100%, nell’interesse della comunità. Al riguardo, il cosiddetto sisma bonus sembra un’ottima iniziativa che andrebbe utilizzata dai cittadini, per la quale vanno previste delle semplificazioni. Mi riferisco alla cessione del credito d’imposta;
  4. necessità di incentivare maggiormente il canone concordato che, pur non essendosi dimostrato decisivo sul mercato, ha avuto comunque una sua utilità. Per questo motivo occorre estendere la sua applicazione anche al patrimonio non abitativo. Questo, se ampliato soprattutto ai negozi dei piccoli centri storici comporterebbe un possibile aumento anche dei posti di lavoro negli esercizi che riaprirebbero i battenti.
  5. la riduzione dell’eccessiva tassazione sulla casa che costa ai proprietari una cifra vicino ai 50 miliardi l’anno.

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