Per le partite Iva subito Flat tax e cedolare secca sui negozi
Il rilancio di Salvini all’assemblea Confesercenti: «Via il limite al contante»
roma
Il nuovo Fisco del governo giallo-verde guarda sempre più alle partite Iva. Ieri è stato il turno del vicepremier Matteo Salvini a rinforzare il menù del programma di Governo sulle nuove tasse per le imprese intervenendo all’assemblea della Confesercenti. Non solo il taglio netto di 9 punti percentuali dell’Ires e l’estensione anche alle ditte individuali (oggi pagano l’Irpef) di una flat tax ridotta al 15%, ma anche una cedolare secca sui negozi e l’addio all’Imu per gli immobili sfitti. Proposte che si vanno ad aggiungere alla ricetta dell’altro vicepremier Luigi Di Maio, che la scorsa settimana aveva annunciato l’abolizione degli studi di settore (ora in via di trasformazione nelle nuove pagelle fiscali), l’addio al redditometro (comunque già messo in soffitta dall’amministrazione finanziaria) e allo spesometro destinato a scomparire con la fatturazione elettronica a partire dal prossimo 1° gennaio e soprattutto l’abolizione dello split payment.
Una vera e propria rivoluzione fiscale che secondo Salvini può partire in tempi rapidi. Data per certa la sterilizzazione delle clausole Iva che prevedono aumenti per 12,4 miliardi nel 2019, con la prossima legge di bilancio saranno poste le basi per una riduzione dell’aliquota Ires dal 24% al 15%. «Non in un quarto d’ora» ma nel giro di qualche mese, sarà affrontata quella che Salvini definisce «la follia» dell’Imu sui negozi sfitti, tradizionale cavallo di battaglia dei proprietari e dei negozianti.
Le coperture arriveranno da maggiori margini di manovra sui conti pubblici, che Salvini è convinto di ottenere «ridiscutendo le regole europee» e da «un po’ di giustizia sul fronte fiscale». Il vicepremier ha usato proprio questa formula per parlare della più volte annunciata pace fiscale tra contribuenti e l’ex Equitalia che permetterà di sanare i contenziosi aperti con aliquote agevolate.
Sul fronte europeo, ha aggiunto Salvini, si lavorerà per incrinare la direttiva Bolkestein (la cui entrata in vigore è stata più volte rinviata nella al 2020). Stretta poi sul territorio a ogni forma di abusivismo e contraffazione.
A scaldare il confronto politico è stata però l’idea lanciata da Salvini di rivedere il limite all’uso del contante: «Per me non ci dovrebbe essere nessun limite alla spesa in contante: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole». Ipotesi quest’ultima bocciata subito dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, che a margine dell’assemblea degli esercenti ha sottolineato che «la strada non può essere questa», ricordando che il dibattito sul tetto al contante è sempre stato incentrato sul contrasto all’evasione e al riciclaggio. Negli ultimi 10 anni il limite al contante è stato rivisto almeno sei volte e ha visto coinvolti tutti i Governi da quello Berlusconi che con l’allora ministro Giulio Tremonti aveva ridotto la soglia a 2.499,99 euro. Non da meno è stato il governo tecnico di Mario Monti che ha ridotto il limite al di sotto dei mille euro (999,99 euro). L’ultimo in ordine di tempo è stato il governo Renzi che, con l’idea di rilanciare i consumi, ha riportato la soglia ai 3mila euro, lasciando inalterata a 999,99 euro quella per i money transfer.
Sul fronte europeo, ha aggiunto Salvini, si lavorerà per incrinare la direttiva Bolkestein (la cui entrata in vigore è stata più volte rinviata nella al 2020). Stretta poi sul territorio a ogni forma di abusivismo e contraffazione.
Per alcune di queste misure fiscali , con un occhio al “costo zero”, il debutto potrebbe essere a breve con il primo decreto legge targato Lega-M5S cui i tecnici avrebbero iniziato a lavorare con alcuni interventi mirati sulle scadenze di luglio, come quella sull’avvio dell’e-fattura per i distributori di carburanti, l’avvio della riforma dei centri per l’impiego, le misure antidelocalizzazioni e interventi di semplificazione della burocrazia con un nuovo taglialeggi.
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Marco Mobili

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