Prescrizione, stop dopo la sentenza di primo grado»
Il ministro Bonafede presenta in Parlamento le linee programmatiche
Sospendere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. È questo il punto di partenza, si vedrà se diventerà anche quello di arrivo, dell’intervento che il nuovo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha messo in cantiere su uno dei mali tradizionali della giustizia penale. Anche con l’obiettivo di rafforzare il grado di fiducia dei cittadini che si rivolgono all’istituzione giudiziaria. È questo uno dei passaggi delle linee programmatiche del ministero illustrate ieri sia alla Camera sia al Senato, in commissione Giustizia. E subito l’annuncio di Bonafede incassa il consenso dell’Anm, «era tra le riforme che avevamo chiesto», anche se poi l’Associazione nazionale magistrati rilancia su aumento della pena in appello, notifiche e rinnovazione degli atti in dibattimento.
Intanto però il ministro mette nero su bianco anche di considerare una priorità la modifica della disciplina sulla legittima difesa. «Bisogna eliminare le zone d’ombra che rendono difficile e complicato dimostrare che si è agito per legittima difesa – ha spiegato -. Si tratta di un tema che non riguarda solo la sicurezza ma anche la giustizia, perché un cittadino costretto a difendersi deve sentire che lo Stato è al suo fianco».
E nel giorno in cui la Corte costituzionale torna a ribadire la funzione rieducativa della pena e nelle settimane in cui in Parlamento si torna discutere della riforma dell’ordinamento penitenziario, Bonafade avverte che «l’azione legislativa e l’amministrazione della giurisdizione, nell’ottica mia e del governo di cui faccio parte, devono riuscire a far convivere armoniosamente certezza della pena e finalità rieducativa della pena stessa».
Il ministro ha ricordato che «nelle carceri vivono ancora 8.000 detenuti oltre la capienza regolamentare: la loro condizione della vita di ristretti non è sensibilmente migliorata, mentre il principio della certezza della pena ha indirettamente subito una continua erosione, generando un senso di insicurezza nella collettività». Legato all’obiettivo di assicurare un apprezzabile grado di sicurezza e di garantire dignitose condizioni di permanenza all’interno degli istituti detentivi è, per Bonafede, il tema della dotazione e dell’organizzazione della Polizia penitenziaria. Oggi sono previste 41.202 unità, «ma la presenza effettiva è oggi pari a 37.470 unità, con una percentuale di scopertura di circa il 9%», una percentuale che si innalza «significativamente in diversi istituti penitenziari con le immaginabili conseguenze in tema di criticità di gestione».
E se in queste ore è in corso lo spoglio dei voti espressi dai magistrati per la componente togata del Csm, Bonafede non manca di mettere in evidenza come «nella scorsa legislatura persone degnissime hanno fatto un salto dal governo in carica direttamente al Csm, non si era mai visto. E anche su questo ci sarà ora discontinuità». Dove il riferimento è all’attuale vicepresidente del Consiglio superiore Giovanni Legnini che peraltro, ricorda il ministro «ha lavorato benissimo».
Nel civile il riferimento è alla «ormai strutturale, ingestibile durata dei procedimenti». Rispetto alla quale l’obiettivo è di arrivare a una significativa semplificazione delle misure procedurali. «L’idea di semplificazione normativa che intendo portare avanti – ha annunciato Bonafede – è ben rappresentata dall’immagine di interventi chirurgici, volti ad “asciugare” l’attuale rito esistente senza, dunque, stravolgimenti inconsulti, forieri di periodi di lunga e controversa interpretazione giurisprudenziale e dottrinale». Quando invece, per il Guardasigilli, chi l’ha preceduto ha peccato di “riformite” affastellando norme che hanno prodotto solo confusione.
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G. Ne.

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